Giornale L'Adige 18 ottobre 2017

Panificio Slanzi, pane e amore da 50 anni
Mori L'azienda oggi conta cinque dipendenti e tre furgoni per le consegne

Una giovane coppia di padovani che salgono in Trentino in cerca di fortuna e della possibilità di realizzare il sogno di una vita: aprire un panificio tutto loro, dopo tanti anni di gavetta. Accadeva esattamente cinquant'anni fa, in Vallagarina: nel 1964, freschi sposi, Sergio Slanzi e sua moglie Rosa decisero di sbarcare in Vallagarina, dove uno zio di Rosa che abitava a Rovereto dava almeno l'idea che ci fosse una faccia amica e la famiglia a dare una mano in caso di necessità.
Nel giro di tre anni, era il 1967, aprì i battenti il primo Panificio Slanzi, aTierno di Mori. Ci lavoravano Rosa e Sergio, assieme: lui ha iniziato da ragazzino, alla fine della quinta elementare, a bazzicare i panifici, e portava in dote una solida esperienza che lo ha visto negli ultimi anni prima del trasferimento capo impastatore, ma sempre alle dipendenze altrui. La voglia e l'ambizione erano invece di aprire un laboratorio tutto loro, così con coraggio gli sposi sono partiti in cerca del posto giusto per iniziare l'attività e presero a prestito un capitale iniziale, memori della parole dei genitori: «Se avete problemi di soldi, non venite a cercarli qui». Sergio Slanzi ama ricordare ai suoi due figli l'arrivo fra le montagne trentine: «Con una valigia di cartone, una scatola di fiammiferi, un paio di patate e tanta voglia di lavorare». Dopo qualche anno appena, nonostante in paese i legami personali che spesso aiutano ad avviare le imprese siano quasi inesistenti, il pane degli Slanzi piace e gli affari vanno bene: arriva il tempo di un trasferimento, nel centro di Mori e passata una quindicina di anni, alla fine degli anni Ottanta, l'ultimo spostamento, nella sede attuale nella zona industriale della borgata. I cambi di sede hanno significato sempre un ingrandimento: a fare il pane all'inizio era Sergio, che veniva già da una lunga gavetta a Padova «sotto padrone», ma oggi l'azienda ha cinque dipendenti e tre furgoni per le consegne, fra i propri clienti tutte le maggiori catene di supermercati del trentino. E il pezzo forte è la tartaruga: «Se l'è inventata mio padre ? racconta il figlio Paolo Slanzi, oggi nell'azienda di famiglia come amministratore e incaricato di tutta la parte economica e burocratica ? è conosciuta in tutta la Vallagarina e l'Alto Garda. È un pane che si rifà all'impasto della classica spaccatina, ma con la forma a carapace di tartaruga, molto morbido e che rimane fragrante più di altre tipologie».
Specializzati in pane, la produzione si è allargata negli anni, nei quantitativi e nelle varietà, ma la tartaruga rimane il pezzo forte e si è evoluta aggiungendo ingredienti e composizioni diverse. «Il panificio negli anni è cresciuto ? spiega Paolo ? ma pur assumendo ritmi industriali ha mantenuto una solida base di artigianalità: come lo faceva mi padre agli inizi, il pane viene fatto allo stesso modo anche oggi». Fu una nuova avventura il trasferimento in zona industriale: lasciare il negozio in centro, ben avviato, ebbe qualche ripercussione, ma la voglia di progredire degli Slanzi era tanta e alla fine ci hanno visto giusto e l'ampliamento che in centro non era possibile e ha richiesto lo spostamento un po' fuori mano ha invece dato i suoi frutti. Oggi vicino al laboratorio che rifornisce i punti vendita trentini c'è anche uno spaccio, per non scordarsi le origini e servire gli affezionati. «I miei genitori ricorda Paolo hanno lavorato 24 ore su 24 in tempi nei quali non era nemmeno nata quest'espressione, 365 giorni all'anno, e hanno sempre mirato a far progredire il panificio, oggi raccogliamo ancora i frutti di tanto impegno». D.R.